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lunedì 20 gennaio 2014

Donne e pubblicità: il degrado del XXI secolo

Buona sera a tutti! Eccomi qua di nuovo, questa volta con qualcosa di più impegnato e serio della presentazione (la cui serietà era assai discutibile :D) . Spero di non annoiare nessuno con questo lungo articolo di riflessione sui costumi odierni, ma anzi spero di invitarvi a riflettere su un tema che -al contrario di quanto si pensi- non viene quasi mai trattato come dovrebbe: la pubblicità. Chiaramente non ho la pretesa di riportarvi chi sa quale arguta osservazione da sociologo!
Vi auguro una buona lettura e di resistere fino alla fine! :D

L'attesa dal dentista, una piega dalla parrucchiera, la cena o il tragitto in treno. Sono tutti momenti della giornata in cui l'individuo tenta di distrarsi e di alienarsi da una frenetica vita, la vita del mondo Occidentale. In un attimo in cui non si ha nessun compito preciso da portare a termine, in cui non viene ordinato di lavorare, di studiare, capita sempre più spesso di sedersi sul divano e accendere la televisione, o di prendere in mano il primo giornale che si ha davanti, rispettivamente osservando o leggendo quasi passivamente. E' qui che comincia quel tetro processo di sottomissione ad una società devota al consumismo, al materialismo, ad una valanga di stereotipi che ci incartano il cervello di cellofan non consentendoci di ragionare. C'è chi non la vede così, chi ritiene che i mass media di oggi siano uno strumento di comunicazione "genuino" e "pulito", c'è chi invece sostiene che ormai siamo giunti ad un punto di non ritorno del degrado della società e dei costumi. La televisione, i giornali, la radio, ormai sono diventati uno strumento di manipolazione della massa anziché uno strumento di "unione universale" che collega l'Occidente con l'Oriente: manipolazione mentale che porta uomini e donne ad agire in modo assai criticabile.  Quelle poche persone cui è rimasto un briciolo di cervello, di buon senso, di dignità, di autonomia, si renderanno sicuramente conto che ormai il mondo della comunicazione, in particolar modo degli spot pubblicitari, sta portando nelle abitazioni della popolazione mondiale giorno dopo giorno, ora dopo ora, con un processo sempre più veloce e terrificante, una figura stereotipata, fantasiosa e sbagliata dell'individuo di sesso femminile. Perché le cose vanno ammesse e non sminuite come molti tendono a fare. Ai giorni d'oggi è necessario un occhio critico in tutto ciò che ci viene proposto, non si deve accettare mai niente per vero e giusto se non dopo un'attenta analisi.
Quando ci sediamo a tavola per trascorrere a cena quei pochi minuti di tempo con i familiari che non si vedono da un giorno intero, si accende talvolta la televisione, componente base delle case di tutto il mondo, specie degli italiani. Anche se ci si sintonizza su canali moralmente "meno bassi", come La7 per esempio, lasciando assolutamente da parte Mediaset, ci si scontra con la triste realtà cui si accennava poco prima: la figura della donna. La disparità tra individuo di sesso maschile e quello femminile è evidente, sebbene si tenti di mascherarla con finti ruoli di superiorità nei confronti di uomini apparentemente decerebrati e sottomessi. L'immagine è quella di una donna autoritaria, libera, cosciente del proprio corpo, che sfrutta per ottenere ciò che desidera. Ovviamente chi si serve di questo sono gli agenti pubblicitari, i marchi, che, col corpo perfetto che entra tutti i giorni nelle nostre case, tentano in tutti i modi di incitare lo spettatore/consumatore ad acquistare l'oggetto pubblicizzato. Non di rado si assiste a patetici spot pubblicitari in cui la donna sfoggia il suo bel corpo, spiazzando tutti, grandi e piccini, dando scena a spogliarelli e accenni di lap dance, o peggio ancora lasciando intendere palesi intenti di natura sessuale.
La giovane donna che viene lanciata negli spot ha delle caratteristiche ben precise: due colonne al posto delle gambe, sempre perfettamente abbronzate e lisce, un ventre piatto con fianchi stretti ma non troppo, un seno invitante e messo in mostra, capelli lunghi e mossi, spesso al vento, labbra turgide, sorriso smagliante e occhi "da cerbiatta", il tutto accompagnato da atteggiamenti provocanti. Et voilà, il prodotto è venduto, e la donna è stata etichettata. Non molto tempo fa un esempio concreto e assurdamente terrificante, scendendo nel particolare in Italia, era stato fornito dal marchio TIM. La ormai celeberrima Belen Rodriguez, come tutti quanti ricorderete, si esibiva in un "hot" streap-tease all'interno di un ascensore, per cambiarsi d'abito. Sempre la Rodriguez, che si lamentava delle critiche che le venivano rivolte, prendeva a calci e pugni un sacco da boxe in top e pantaloncini, per poi rinfrescarsi con dell'acqua che versa di proposito sul suo petto sudato, bagnando la canottiera bianca che indossava (si lascia intendere al lettore il risultato dell'acqua su un tessuto bianco). "Basta dire Belen ed è subito scandalo" diceva risentita la showgirl in
un'intervista.
"Gli scandali fanno audience, ma basta scandali" chiedeva poi, spiegando che "ci sono giornalisti che, per finire in prima pagina, scrivono anche notizie non fondate".  "Non avrò mai possibilità migliore di quella che ho avuto con la TIM: loro mi hanno fatta entrare nelle famiglie con gli spot, dove non vedo volgarità, anche
se c'è sempre chi la trova anche dove non c'è". Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, aggiungeva orgoglioso: "I nostri indicatori dicono che il marchiò è al massimo negli ultimi cinque anni. Siamo molto contenti, Belen è stata una splendida protagonista". E sul fatto che la testimonial non piaceva alle famiglie (e-diciamocelo-se dovesse tornare, continuerebbe a non piacere) "I nostri focus group segmentano il pubblico e Belen è gradita a tutti i livelli, anzi, sono sorpreso che dicano che non piaccia alle famiglie, perché i numeri dicono che abbiamo avuto un ritorno molto importante".
E' questo ciò che fa venire i brividi, il fatto che quel soggetto voluto e mosso dai pubblicitari, Belen, fosse gradito ad oltre un milione di persone di tutte le età, e quindi anche bambini che ignari di ciò che si annida dietro uno spot pubblicitario, cominciano a costruirsi da sé, delle volte "aiutati" dalle famiglie, un futuro da misogini e sfruttatori.
Non è una novità, a dirla tutta, che un prodotto venga affiancato da una bella donna (non dimentichiamoci poi che non era di certo soltanto la TIM a proporre questa immagine: basti pensare alla 3, agli sfondi sessuali della pubblicità del sapone intimo Chilly, allo spot di Intimissimi, a quelli della Wind, di Fastweb, e a tantissimi altri).
Ma oggi, rispetto al secolo scorso, gli effetti devastanti di questo messaggio si percepiscono di più, e volete sapere perché? Perché oggi non c'è una morale che tiene, che frena. Dov'è finito il buon senso comune? Dove sono la sensibilità e il rispetto? Oggi i pubblicitari lasciano che ragazzine mentalmente "acerbe", che non sanno cosa fare della propria libertà sessuale, ambiscano a divenire veline. "Se Belen lo fa, posso farlo anche io!" Ma certo, perché no? D'altronde, nel momento in cui il paese è allo sbando, in cui uomini di potere danno un'immagine di sé raccapricciante, è anche normale e comprensibile che chi non possiede gli strumenti di difesa necessari, si lasci condizionare da simili modelli. Come se passare sotto TIM possa dare l'illusione di somigliare in qualche modo alla sexy Belen Radriguez o al simpatico, si fa per dire, Christian De Sica (che lo ricorderete sicuramente come fido compagno della showgirl in numerosi spot nei panni del poliziotto), il cui padre si rivolta nella tomba ogni qual volta il figlio finisce in onda.
Queste persone di potere il cui principale scopo è quello di fare soldi sulla nostra pelle contribuisce ad aumentare il problematico incremento di senso di inadeguatezza e dei conflitti interiori ed esteriori che la donna ha col proprio corpo, e che spesso sfociano in problemi di portata maggiore, come l'anoressia, la bulimia, la depressione e nei casi più gravi, perché si sa, la mente è molto potente, la morte.
Dunque con questo articolo si vuole incitare ad una vigilanza costante e a una battaglia senza fine a chi mina la già, purtroppo, instabile e non del tutto conquistata libertà delle donne, a chi tenta di fare di tutta l'erba un fascio, a chi tenta di imporre i propri inutili ideali e prerogative, e a chi, con questi mezzi violenti, vuole dipingere la realtà con colori e sfumature che non le appartengono.
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