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lunedì 20 gennaio 2014

Perchè "Mad Father" è un titolo sopravvalutato







Questa non sarà una vera e propria recensione al gioco in quanto non intendo né consigliarlo né sconsigliarlo quindi sarà più un commento.
Mad Father è un gioco Indie Horror, sempre in stile RPG Maker sviluppato da Sen.
Ora da qualche tempo è letteralmente esplosa su internet la moda non solo degli indie horror ma, in particolare, proprio di quelli RPG. Mad Father è quello che ho visto più giocato e discusso online, in assoluto. Ci sono moltissime fan art e fan fiction in proposito. E’ stato questo grande successo a spingermi a scaricarlo e provarlo e, francamente, sono rimasta seriamente delusa.
Non intendo dire che non sia un gioco piacevole da giocare, affatto. E’ gratis, non ci si perde nulla e comunque l’atmosfera e le tematiche horror per chi vuole passare il tempo ci sono, il punto è che non ha nulla di più.
Forse sono io che sono fissata con la trama, con l’approfondimento psicologico dei personaggi e con i giochi che, alla fine, lasciano qualcosa, sia pure un senso di profonda angoscia come ci si aspetta da un horror.
Mad father non mi ha lasciato nulla, quando ho finito di giocarci non ho sentito nulla di diverso rispetto a prima di cominciarlo, non è dispiaciuto che fosse finito e non ero interessata a approfondire la storia o i personaggi che lo caratterizzavano.
Essendo un commento da qui in avanti ci saranno spoiler in generale sulla storia e sul finale ( per quanto poco ci sia da  spoilerare…).
La trama vede una bambina di nome Aya che deve salvare il padre, scienziato pazzo che fa esperimenti sulle persone assieme all’assistente Maria. Una maledizione ha colpito il castello dove abitano, i cadaveri hanno preso vita e hanno portato via l’amato genitore.Basta, fine.
Il gioco non prende perché non c’è mai nulla da scoprire, sappiamo quasi tutto fin dall'inizio e quello che non sappiamo è superfluo o facilmente intuibile.
Sebbene nel corso del gioco siano presenti personaggi minori, di cui ci viene mostrato un brevissimo frammento del passato o con cui interagiamo per qualche tempo si ha la totale assenza di sotto trame cosa che avrebbe allungato la longevità del gioco oltre a rendere i “mostri” decisamente più inquietanti e interessanti.
Per esempio chi è il ragazzo biondo/fantasma biondo che nel finale vero ci salva la pelle? Perché, a differenza di altri cadaveri, vuole la salvezza della piccola Aya? Non lo sappiamo, non ci è dato né ci sarà mai dato saperlo.
Ma la cosa peggiore del gioco è sicuramente la psicologia dei personaggi perché è inesistente, buttata lì alla meglio, semplicemente assurda; a partire dalla protagonista le reazioni sono completamente fuori luogo. La bambina sa da subito, o comunque quasi subito, che il padre è un pazzo omicida che uccide e tortura la gente nel suo laboratorio per esperimenti umani e per tutto il gioco è completamente o quasi inestensibile di fronte al dolore dei morti che incontra, anche con quelli che le fanno “vivere” un pezzo della loro dolorosa storia, non gliene frega nulla, vuole solo salvare il padre. In quello che poi è il vero finale scopriamo che ha deciso di seguire le orme di quest’ultimo, nonostante stesse per essere uccisa lei stessa. E tutto ciò senza uno stralcio di motivazione.
Il personaggio del padre poi, bah. E’ uno scienziato pazzo, fine, non ha nessuna altra minima caratteristica. Tra l’altro la sua personalità fosse sembra costruita prendendo frasi a caso dal grande barattolo dei cliché .
Sul gameplay nulla da dire, carino e di media difficoltà.
Un’altra e ultima cosa che non mi è piaciuta ( anzi questa l’ho trovata decisamente imbarazzante) è un elemento della colonna sonora, ovvero quello che si sente quando Aya viene afferrata ed è necessario liberarsi …un “tunz tunz” senza alcuna connessione a quello che si vede o che si è visto. Giuro mi domando cosa avesse in mente chi ce l’ha messo.


In poche parole, se avete del tempo da passare e vi va di giocare a qualcosa dalle tematiche orrifiche giocateci ma se cercate anche solo un qualcosina di più meglio lasciar perdere.
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