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martedì 21 gennaio 2014

Ehi, "Acqua in bocca"!

Acqua in bocca è un breve ma divertente giallo nato dall’incontro delle penne di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli. Lo stile dei due giallisti si differenzia sotto molti aspetti, ma ciò che sicuramente salta all’occhio sono le diverse ambientazioni: ogni autore infatti, com’è giusto che sia, ha fatto vivere i propri personaggi nella propria terra natia, ma ciò non ha impedito all’Ispettore Grazia Negro, del Commissariato di Bologna, di chiedere segretamente l’aiuto del Commissario Salvo Montalbano, di Vigata (in Sicilia), nella risoluzione del misterioso caso dei pesciolini rossi.  La scrittura, così come la forma del romanzo stesso, è stata di natura epistolare, il che ha dato la possibilità a Camilleri di divertirsi col suo più giovane collega, architettando situazioni alle quali era quasi impossibile trovare una via di fuga. Tra una lettera e l’altra non mancano articoli di giornale, foto, prove e rapporti delle forze dell’ordine coinvolte, nonché i cameo di altri personaggi che non potevano non apparire nell’universo unito dei due autori. La lettura è piacevole e scorrevole: i più appassionati sorrideranno all’ingresso dei colleghi e degli amici dei protagonisti, i lettori meno esperti saranno incuriositi dal gergo poliziesco (e dal dialetto siciliano), mentre chi appartiene alle forze dell’ordine potrebbe riconoscere un collega, immedesimarsi nei personaggi, o andare su tutte le furie per l’uso improprio di alcuni termini (come “ispettrice” invece di “ispettore”). A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura e, soprattutto, buon mistero.
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