Acqua in bocca è un
breve ma divertente giallo nato dall’incontro delle penne di Andrea Camilleri e
Carlo Lucarelli. Lo stile dei due giallisti si differenzia sotto molti aspetti,
ma ciò che sicuramente salta all’occhio sono le diverse ambientazioni: ogni
autore infatti, com’è giusto che sia, ha fatto vivere i propri personaggi nella
propria terra natia, ma ciò non ha impedito all’Ispettore Grazia Negro, del
Commissariato di Bologna, di chiedere segretamente l’aiuto del Commissario
Salvo Montalbano, di Vigata (in Sicilia), nella risoluzione del misterioso caso
dei pesciolini rossi. La scrittura, così
come la forma del romanzo stesso, è stata di natura epistolare, il che ha dato
la possibilità a Camilleri di divertirsi col suo più giovane collega,
architettando situazioni alle quali era quasi impossibile trovare una via di
fuga. Tra una lettera e l’altra non mancano articoli di giornale, foto, prove e
rapporti delle forze dell’ordine coinvolte, nonché i cameo di altri personaggi
che non potevano non apparire nell’universo unito dei due autori. La lettura è
piacevole e scorrevole: i più appassionati sorrideranno all’ingresso dei
colleghi e degli amici dei protagonisti, i lettori meno esperti saranno incuriositi
dal gergo poliziesco (e dal dialetto siciliano), mentre chi appartiene alle
forze dell’ordine potrebbe riconoscere un collega, immedesimarsi nei
personaggi, o andare su tutte le furie per l’uso improprio di alcuni termini (come
“ispettrice” invece di “ispettore”). A questo punto non mi resta che augurarvi
buona lettura e, soprattutto, buon mistero.
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martedì 21 gennaio 2014
Ehi, "Acqua in bocca"!
Acqua in bocca è un
breve ma divertente giallo nato dall’incontro delle penne di Andrea Camilleri e
Carlo Lucarelli. Lo stile dei due giallisti si differenzia sotto molti aspetti,
ma ciò che sicuramente salta all’occhio sono le diverse ambientazioni: ogni
autore infatti, com’è giusto che sia, ha fatto vivere i propri personaggi nella
propria terra natia, ma ciò non ha impedito all’Ispettore Grazia Negro, del
Commissariato di Bologna, di chiedere segretamente l’aiuto del Commissario
Salvo Montalbano, di Vigata (in Sicilia), nella risoluzione del misterioso caso
dei pesciolini rossi. La scrittura, così
come la forma del romanzo stesso, è stata di natura epistolare, il che ha dato
la possibilità a Camilleri di divertirsi col suo più giovane collega,
architettando situazioni alle quali era quasi impossibile trovare una via di
fuga. Tra una lettera e l’altra non mancano articoli di giornale, foto, prove e
rapporti delle forze dell’ordine coinvolte, nonché i cameo di altri personaggi
che non potevano non apparire nell’universo unito dei due autori. La lettura è
piacevole e scorrevole: i più appassionati sorrideranno all’ingresso dei
colleghi e degli amici dei protagonisti, i lettori meno esperti saranno incuriositi
dal gergo poliziesco (e dal dialetto siciliano), mentre chi appartiene alle
forze dell’ordine potrebbe riconoscere un collega, immedesimarsi nei
personaggi, o andare su tutte le furie per l’uso improprio di alcuni termini (come
“ispettrice” invece di “ispettore”). A questo punto non mi resta che augurarvi
buona lettura e, soprattutto, buon mistero.
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