giovedì 23 gennaio 2014

Correva l'anno ... 1579!

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Esattamente 435 anni fa, in una gelidissima mattina del 23 gennaio 1579, un pugno di facoltosi personaggi, quasi tutti di estrazione nobile e con le mani in pasta nella maggior parte degli affari di mezza Europa, si riunì clandestinamente in quel di Utrecht per firmare un trattato segreto, un semplice rettangolo di papiro con null'altro che poche righe di testo, che da lì ad una manciata di giorni avrebbe ufficialmente sancito la nascita dei Paesi Bassi.
Un fatto che - tanto voi quanto quei fantomatici fiamminghi - giudichereste marginale e, ne sono stra-convinto xD, di assai scarso interesse, ma, in reltà, estremamente importante: forse John van Ratten verrà ricordato più per i richiami topeschi del proprio cognome, o George van Oranje per la sua non eccezionale statura di un metro e quarantasei centimetri, ma senza costoro, oggi, non avremmo la cucina creola, non avremmo Rembrandt, ma soprattutto, non avremmo New York! (la tribù dei Delaware ringrazia xD) .. insomma, mancherebbero un sacco di cose fighe.
Ma perchè mai - (non) vi chiederete voi - si arrivò a firmare questa benedetta carta? Eeeh, ragazzi, la storia non è così semplice. Sedevi comodi, date aria ai timpani e preparatevi un caffè molto forte: iniziamo.

Cinquecento anni fa, l'Olanda era una terra particolarmente spoglia, disabitata, povera e davvero molto, molto brutta: isolotti di sabbia, piccoli borghi su palafitte, qualche sgangherato convento qua e là, uomini dall'accoltellamento facile e dalla promiscuità agghiaciante, ma, soprattutto, un freddo del diavolo.
Tipico esempio di ridente villaggio olandese dell'epoca
Nonostante quindi non fosse segnalato dal tourist club come meta per famiglie, aveva ad ogni modo la sua bella dose di fascino, quantomeno per le decine di eserciti che ogni anno si davano battaglia in quelle tristi contrade, per la felicità dei (pochi) contadini locali che riuscivano così a procurarsi dosi abnormi di fertilizzante con cui concimare i propri cambi di sorgo e (udite udite, il cliché dei cliché) tulipani.
Comunque, in quegli anni, le cosiddette Province Unite (così si chiamavano all'epoca), erano sotto controllo spagnolo. Di Filippo II, per la precisione. E, per essere puntigliosi fino al tedio, della sua sorellastra Margherita.
Filippo II, un uomo allampanato, fragile, ricco come Creso ma con le mani più bucate di Padre Pio, un sovrano il cui zelo di buon cristiano ad oggi farebbe impallidire un ciellino,  col salutare hobby di vedere congiure e cospirazioni dietro ogni angolo (e che aveva brillantemente risolto facendo piazza pulita dei suoi oppositori a suon di pesetas, lanciategli contro come stellette ninja).
Un regnante-medio dell'età moderna, quindi. Il problema iniziava però - appunto - con l'Olanda. Sì perchè, nonostante la governasse coadiuvato da Margherita in concerto con il cardinale di Granvelle, quei pidocchiosi nordici avevano avuto il brutto vizio di convertirsi al protestantesimo. E nonostante le continue purghe di ugonotti, la situazione non migliorava.
E se questo non andava bene a Filippo, non andava bene neanche agli autoctoni della regione che, tra l'altro, in quel periodo non se la passavano proprio ottimamente. Vessati per le loro idee riformiste in ambito religioso, braccati dalla Santa Inquisizione, chiusi in una sorta di embargo involontario per le tensioni tra Svezia e Danimarca, prosciugati fino all'ultima moneta dagli esattori della corona spagnola, erano ad un passo da patatràc.
E mentre a Madrid il re giocava al dottore con la moglie Elisabetta di Valois, ad Anversa gli umori non molto lieti avevano portato i locali a prendere forconi, falcetti e oggetti contundenti vari per fare tabula rasa dello sparuto gruppo di cattolici presenti in zona, con allegri festoni di frattaglie all'entrata della città ad accogliere i viaggiatori ("Se questo non invoglia il turismo ..!")
Ma l'unico ospite che ricevettero fu il duca d'Alba, in gita per conto di Filippo. Non si sa se fu perchè non trovò l'albergo di suo gusto, o forse perchè proprio non riuscì a trovare un magnete decente da attaccare al frigo, fattosta che non fu propriamente cordiale, con la città: riunita assieme un migliaio di persone, imbastì in fretta e furia un tribunale speciale (ribattezzato dai contemporanei - chissà perché - dei torbidi) e in quattro e quattr'otto fece di questi altrettante decorazioni per le forche di Anversa e Bruxelles. Faccenda chiusa. Ma solo per il momento. 
Guglielmo d'Orange: ma che scusetto! ♥
Due anni dopo, infatti, gli olandesi ci ricascarono e tornarono a sforacchiare cattolici e spagnoli. "Ohddio, che avranno adesso, questi?" avrà pensato il re. Beh, è presto detto: un sedicente abitante del luogo, Gugliemo d'Orange detto il taciturno, era riuscito (come, è un mistero) ad arringare le folle e a fomentare un fuoco molto rivoluzionario e molto olondese-friendly per tutta la regione, tanto da proclamarsi, nel giro di un paio d'anni, statolder (una sorta di gran capo) di Olanda e Zelanda, staccandole di fatto dalla corona spagnola, che ci rimase con le pive nel sacco. 
Perchè in quelle zone fredde, inospitali e acquitrinose, i pezzenti (come amava chiamarli Filippo) erano in posizione di vantaggio rispetto alle sconfinate truppe del duca d'Alba, equipaggiate con armature pesanti e moschetti inadatti all'umidità da bagno turco degli estuari del Reno.
Si arrivò quindi al 1575, e la Spagna entra in crisi, le casse sono vuote: e dopo aver speso l'equivalente del reddito annuo di una piccola nazione, il re era esausto: gli olandesi erano tosti, e non si piegavano. Mentre quindi nelle Pronvince Unite si brindava a tarallucci e vino, in Spagna si faceva bancarotta (un po' come quando si perde a monopoli, ma un po' peggio). 
Ma proprio mentre cattolici e protestanti, finalmente liberi dal giogo straniero, cominciavano a correre per i prati a raccogliere tulipani, ecco arrivare il romanissimo Alessandro Farnese, inviato come ultimo asso da Filippo e pronto a fare polpette di qualunque non-spagnolo gli capitasse a tiro. I fuochi d'artificio vennero mestamente ritirati, i coriandoli spazzati via dalle strade, i cappellini a punta nascosti dietro la schiena: Alessandro sapeva il fatto suo, e in men che non si dica gli olandesi ritornarono magicamente spagnoli. 
Ed è qui che entrano in gioco i nostri amici cospiratori: mentre ancora nelle piazze riecheggiavano parole molto latine e molto poco fiamminghe, van Oranje, van Ratten e company si ritrovarono, in un opulento palazzone di provincia, e diedero inizio all'Unione di Utrecht, che li avrebbe per sempre separati dai cugini belgi, i quali trovarono preferibile rimanere a giocare a caccia al protestante col Farnese. 
Certo, le vicende di come, da questa prima fondamentale Unione, si riuscirà a giungere, parecchi decenni dopo, ad una indipendenza definitiva e riconosciuta è ancora lunga e ancor più noiosa, ma, come si dice, è un'altra storia. Oggi (anzi, stasera) inneggiamo a John, a George e a tutti gli altri: non fosse per loro, non ci sarebbe stato nessun Empire State Building, per King Kong! :D

Saluti dal vostro, unico ed inimitabile Forco Marino

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