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Le parole "Indo" e "Club" mi hanno da sempre fatto pensare ai rapporti di amicizia o di inclusione in qualche gruppo. Per non parlare di "Silver" poi, come se quel tale club fosse il top del top.
Oggi voglio scrivere di una categoria di rapporti sulla quale sto ragionando da un po' di tempo, gli scambi monodirezionali. Gli scambi monodirezionali, come mi piace tanto definirli, sono dei rapporti amicali che tendono ad instaurarsi tra due persone delle quali una è molto remissiva (che chiameremo A) e l'altra invece è molto espansiva (che invece avrà la sigla B). In un tipico scambio monodirezionale A è una persona quasi "perfetta" nel senso che, essendo dotata di un'ottima capacità di ascolto, è sempre presente e sempre disponibile, non si fa problemi ad accogliere la persona B nel modo più dolce ed empatico possibile. In effetti è "la/il migliore amica/o che tutti desiderano". Anche io ne vorrei una/o di questa pasta, sarebbe un sogno!!
Le parole "Indo" e "Club" mi hanno da sempre fatto pensare ai rapporti di amicizia o di inclusione in qualche gruppo. Per non parlare di "Silver" poi, come se quel tale club fosse il top del top.
Chi è invece B, questo sconosciuto? B è invece un individuo che riversa tutta la sua vita e i suoi problemi su di A, l'amica/o perfetta/o, gioendo per aver trovato un simile gioiello (e in effetti non ha tutti i torti!) senza porsi però minimamente il problema dell'esistenza stessa di A ovvero non si pone mai la domanda "Ma A va tutto bene? Tu come stai? Che dici?". Ad A c'è da dire che questo comportamento però va bene perchè altrimenti già si sarebbe ribellata/o o comunque avrebbe cercato di far conoscere anche la sua di vita. E' ahimé un circolo vizioso dal quale è difficile uscire senza risultare sgradevoli. Sì perché a lungo andare il grado di sopportazione tende ad assottigliarsi sempre più, come è naturale che sia, fin tanto che non si arriva all'esplosione finale. Qualcosa tipo questa qui, meno male che i Daft Punk mi vengono sempre in aiuto.... che siano lodati in eterno.
Per spiegare il rapporto esistente tra A e B vorrei sfruttare una saggia metafora di mia madre, anzi due metafore sagge di mia madre. La prima vede A nel ruolo di pattumiera e B nel ruolo di comune cittadino che va a buttare la spazzatura: avete mai salutato il cassonetto con un "Ehi ciao bello! Come stai? Scusa se ti butto questo sacchetto quì, ma oggi è giornata di raccolta di umido! Che mi dici? Quanta gente hai visto oggi?" Non credo lo faccia nessuno. La seconda metafora saggia vede A nel ruolo di povera vittima e B nel ruolo del vampiro, del famoso conte Dracula. Non penso proprio che Dracula, scivolando nell'ombra della notte e curvandosi sul corpo dela vittima, spostandole i capelli di lato e sfiorandole il collo con le lunghe unghie esordisca con un "Buonasera madama (o messere)! Mi duole disturbarvi in questa fredda notte e per giunta ad un orario così scomodo, ma vedete.... dovrò procurarvi due forellini qui ecco... proprio sul collo, per nutrirmi del vostro saporito sangue. Mi rincresce ma è la mia indole... Nel mentre se volete potete raccontarmi della vostra giornata, se ciò vi può in qualche modo allietare." Forse soltanto in un film di Mel Brooks o dei Monty Python potrebbe comparire un dialogo del genere.
| Tipica reazione di A quando il suo livello di sopportazione scende al minimo. |
Ammesso che di responsabile ce ne sia uno, a chi va la "colpa"? La mia personalissima risposta è che la responsabilità di tutto è di A perché non ha il coraggio di dimostrare che anche lei/lui esiste, non ha il coraggio di prendersi i suoi spazi.
■ STOP
- vertigo
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